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Insegnare e Apprendere nella SCUOLA DIGITALE

La scuola quest’anno continuerà ad oscillare tra lezioni in presenza e DAD (didattica a distanza)?
La situazione epidemiologica non ci consente di rispondere con certezza, e come genitori, docenti o figure educative non abbiamo potere decisionale in questo senso.
Possiamo fronteggiare l’impotenza, preparandoci ad entrambe le evenienze, considerando che, forse, sarebbe più opportuno parlare delle differenze tra una Scuola Digitale, ed un’altra in presenza, piuttosto che ridurre il dibattito al match tra didattica vs didattica a distanza.
L’esperienza dell’ultimo anno ci dice che gli insegnanti incontrano una certa difficoltà nel tenere collegati gli studenti durante le lezioni online.

Non possiamo affrontare la questione, e sperare di limitare il problema, se non abbiamo a mente qual è il ruolo della scuola.
Tutt’altro che “solo” un luogo di trasmissione delle informazioni da un soggetto competente, l’adulto insegnante, ad uno immaturo e bisognoso, l’adolescente studente.
La scuola è prima di tutto un luogo sociale, in cui si realizza l’educazione.
È creazione di legami, sperimentazione, crescita, scambio di opinioni, confronto sociale, individuazione e messa alla prova.

Ecco perché oltre alle comprensibili difficoltà tecniche relative agli strumenti digitali, che vanno dalla mancanza di device e connessioni, alla poca confidenza con quello, o quell’altro software che l’istituto ha scelto, dobbiamo riconoscere che tenere quotidianamente lezioni di storia, italiano, inglese o musica su una piattaforma telematica, non può essere semplicemente la ripetizione di quanto si faceva in classe fino a poco meno di un anno fa!
Partiamo dal bisogno di relazione: un’esigenza molto primitiva nell’uomo, tanto che il neonato è biologicamente predisposto ad apprendere da un soggetto diverso da sé, da cui si aspetta cure non semplicemente fisiche, ma affettive ed emotive.
Questa è una delle prime testimonianze di quello che si chiama apprendimento attraverso l’esperienza.
Il cucciolo d’uomo si esprime inizialmente in una forma basilare, il genitore impara progressivamente ad interpretare i pianti o i sorrisi del figlio, a tollerarli e contenerli, aiutandolo così a dare nome alle proprie emozioni, a dare significato ai propri vissuti fino a saperli tradurre in parole.
Nonostante il rapporto tra genitore e bambino, e quello tra insegnante e alunno non siano perfettamente sovrapponibili, ci sono alcuni elementi di comunanza nelle rispettive dimensioni cognitive – emotive – affettive.
L’apprendimento scolastico ha luogo quando l’alunno si sente parte di un gruppo (classe), le cui redini stanno nelle mani dell’insegnante, che si fa garante di un complesso gioco di rispecchiamenti orizzontali tra pari e promotore di sollecitazioni più generali verso il collettivo, e specifiche nei confronti dei suoi membri.
L’insegnante è colui che promuove il pensiero dell’alunno, e questo può avvenire solo mediante la continuità di relazione, che consente di osservare e gestire i processi e i comportamenti legati all’apprendimento.
Un’insegnante che vive i suoi studenti può, da adulto competente (in termini didattici, ma soprattutto personologici) aiutarli a riconoscere tutta la gamma di sentimenti che l’esperienza scolastica elicita, e sostenerli in un’operazione di ricollocamento del rifiuto del compito, della paura dell’interrogazione o della rabbia verso le regole in una più consapevole mappa personale, che comprende bisogni e risorse mentali.

Operazione complicata.

Lo stesso docente, che ancor prima del ruolo professionale è persona, può ritrovarsi alle prese con sentimenti di inadeguatezza, di incertezza e confusione, in un contesto storico tanto mutevole e imprevedibile.
C’è modo per gli insegnanti di orientarsi?
Vogliamo ricordare le parole di Giorgio Blandino e Bartolomea Garnieri che nel libro “La disponibilità ad apprendere” scrivono: “Il potersi identificare con un’insegnante quale elemento pensante che comprende, nel senso di prendere con sé, le fantasie e le ansie implicate in una relazione di apprendimento, sostiene gli aspetti della personalità dell’allievo aperti al nuovo e interessati all’apprendimento di nuove conoscenze”.
E’ chiaro allora che nell’attuale scenario scolastico la sfida principale che incontrano gli adulti è quella di mantenere, e in alcuni casi addirittura creare, una relazione con la classe anche a distanza.  
La crescita passa poi anche dalla percezione di aver saputo risolvere un problema nuovo sapendo di aver attinto dal proprio bagaglio di risorse. In questo caso il ruolo dell’adulto insegnante non è quello di trasferire strategie o percorsi standardizzati, ma piuttosto quello di testimoniare che vi è la possibilità di occuparsi di qualcosa, anche se ci spaventa ed è ignoto.

Piccole osservazioni sull’ apprendimento online

  • Non è scontato che gli studenti siano degli esperti informatici! Sono nativi digitali, ma la loro competenza riguarda soprattutto l’utilizzo della tecnologia per attività ludiche e ricreative (videogiochi, chat, social-media, programmi di musica e fotografia).
  • Tanto per gli insegnanti quanto per i ragazzi, il computer è un nuovo strumento didattico, pertanto è reciproca la necessità di prendere dimestichezza con questi mezzi.
  • Gli studenti con Disturbi Specifici Dell’apprendimento (DSA), in ragione delle difficoltà che incontrano ad apprendere procedure, possono faticare a memorizzare e riprodurre le sequenze necessarie alla DAD (molti consegnano i compiti via mail anziché sulla piattaforma Google Classroom, perdendo le richieste degli insegnanti, altri sbagliano a compilare i questionari informatizzati o non trovano la maniera di accedere alle video lezioni organizzate su Google Meet.
  • Mantenere l’attenzione aiuta l’apprendimento: spesso è necessario che l’insegnante attivi il contatto visivo, che chiami gli studenti per nome o che ponga loro qualche domanda, così da mantenerli attenti e presenti mentalmente oltre che fisicamente. Compito interferito dal filtro dello schermo e dal fatto che il contesto casalingo è molto più ricco di elementi di distrazione rispetto all’ambiente aula.

In fondo, tutto il popolo della scuola, alunni e insegnanti stanno affrontando una buona quota di difficoltà, che si declinano a seconda dei ruoli e che attivano risposte emotive peculiari.
Ci sono quelle proprie del mondo infantile – adolescenziale, come la provocazione, il diniego, la paura o lo sprezzo e quelle comuni agli adulti, più soliti sentirsi frustrati, demotivati e poco stimolati.
Dal nostro punto di vista è possibile affrontare le sfide di questo periodo storico, se si sospende l’idea di dover replicare un modello di funzionamento passato (peraltro già abbondantemente messo in discussione da più figure appartenenti al mondo della scuola) su mezzi nuovi.
Il compito è quello di revisionare le competenze educative possedute dal mondo degli adulti, adattandole al contesto mutato, allora, questa sciagura, potrebbe anche rivelarsi una straordinaria occasione per costruire nuove modalità di relazione d’apprendimento e favorire lo scambio (e la crescita) in uno scenario, quello tecnologico, in cui ragazzi agli adulti sono sempre sembrati inarrivabili.

 
GLOSSARIO
*DAD: didattica a distanza, le lezioni si svolgono interamente sulle piattaforme digitali
*DID: didattica integrata digitale, le lezioni su piattaforme digitali integrano quelle in presenza
*Google Classroom è un servizio web gratuito sviluppato da Google per le scuole e le università che mira a semplificare la creazione e la distribuzione di materiale didattico, l'assegnazione e la valutazione di compiti on line
*Google Meet è un'applicazione di teleconferenza sviluppata da Google
*Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA): disturbi che coinvolgono l’abilità di lettura, di scrittura e di calcolo.
 

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